La catastrofe del terremoto in Abruzzo occupa in questi giorni la nostra mente. Le immagini tragiche di paesi distrutti, dei feriti e dei morti, entrano in casa nostra con dovizia di particolari. Per certi versi la cronaca, per altri uno spettacolo drammatico di desolazione e di sofferenza umana che ci coinvolge tutti. Lo sgomento e il dolore sono emozioni a cui non ci possiamo sottrarre. I grandi al pari dei bambini. Però spetta agli adulti aiutarli a capire la tragedia.
Essi, e in particolare i genitori, hanno il compito difficile di contenere il proprio disorientamento e gestire la propria angoscia, continuando a dare un senso alla vita senza rinunciare al dolore e all’impegno di costruire un mondo più solidale.
Ma allo stesso tempo hanno il dovere di proteggere e rassicurare i più piccoli aiutandoli a leggere gli eventi, a tradurre i loro timori in parole, le emozioni in espressioni, i pensieri preoccupati in fiducia.
E’ necessario, quindi, che i bambini non siano lasciti soli davanti al televisore di fronte alle scene più vive e preoccupanti dei telegiornali e degli speciali televisivi. Serve loro qualcuno che sia presente, che li accompagni e li aiuti a interpretare ciò che vedono e sentono. L'adulto che sta a fianco può raccogliere le loro domande.
Ai più piccoli è importante spiegare con le espressioni più adatte cos'è la morte e cosa sono le catastrofi. Alle volte però, quando gli interrogativi sono difficili, potrebbe non fa male ammettere che anche i grandi non sanno rispondere a tutto. Ciò che più conta è incoraggiarli a dire quello che provano dentro e invitarli a parlare di quello che hanno visto o letto, sentito dagli amici o a scuola. Essi hanno bisogno di non trattenere i loro pensieri e gli interrogativi angoscianti che possono riempire la mente di terrore e paura.
In questo frangente è, più che mai, utile permettere loro di esprimere paure e timori, angosce e preoccupazioni che affollano l’anima accettando di discutere insieme e apertamente di tutti i sentimenti provati.
Bambini e adolescenti devono sapere che le emozioni di per sé non sono né buone né cattive e che è assolutamente normale avere paura, rabbia, sconforto. Se noi per primi accettiamo le nostre emozioni e non le nascondiamo, consentiamo anche al bambino di piangere o di essere triste, di arrabbiarsi ed essere nervoso senza sentirsi ridicolo o in colpa.
Se c’è un rischio che corriamo tutti è quello di anestetizzare i sentimenti, raffreddare le emozioni e diventare spettatori passivi e distaccati. Se poi, come qualche volta succede, i bambini più sensibili e meno capaci di autonomia manifestano comportamenti regressivi, non serve preoccuparsi più del necessario.
E’ assai frequente per tutti, e in una certa misura normale, difendersi dal presente e dalla paura per il futuro rifugiandosi nel passato. La cosa più importante è comprendere senza deridere né criticare un bambino o, ancora di più, forzarlo a fare qualcosa quando non se la sente. Se vogliamo veramente aiutarlo a superare il tempo dell’angoscia, a vincere i suoi terrori e a continuare ad aver fiducia nella vita, dobbiamo spostare l’attenzione su ciò che di buono e positivo è comunque possibile trovare anche nelle situazioni più drammatiche.
Giuseppe Maiolo