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Life is now Stampa E-mail

Si chiama cultura del rischio e riguarda la tendenza naturale dei giovani ad andare oltre il limite, cioè oltrepassare la soglia del possibile ed esplorare il terreno che va al di là del consentito. Si tratta di comportamenti che, per certi versi, sono tipici dell’adolescenza e costituiscono il tentativo di mettere alla prova se stessi e le proprie capacità di fronte a situazioni nuove. Allo stesso tempo la trasgressività di un adolescente è il tentativo di mostrare agli adulti quanto egli sia cresciuto. Nel rischio c'è quindi un dato fisiologico. C'è una tensione naturale che alimenta il cambiamento e la spinta verso il futuro. Oggi però la cosiddetta "generazione provvisoria" sembra vivere il rischio in un altro modo. Non più come bisogno di trasgressione ma come evasione dall'angoscia per il futuro e dalla noia del presente.

Rischiare non appartiene più al desiderio di cambiare ma caso mai al bisogno di provare emozioni eccitanti che fanno sentire il fluire di adrenalina nel corpo. Solo una quindicina di anni fa, c'era la voglia modificare il proprio mondo insieme alla realtà circostante. La ricerca di una vita spericolata era sinonimo del desiderio di essere diversi dai propri padri. C'era lo scontro generazionale e una forte spinta idealistica per un futuro migliore. Gli adolescenti erano attatti dal'idea di girare il mondo con qualsiasi mezzo. Il viaggio apparteneva alla dimensione reale dell'esplorazione che, come una grande prova generale di autonomia, permetteva loro di sperimentare la sua indipendenza.

Oggi i giovani sono stanziali. Se si muovono, hanno già tutto organizzato.  Non inseguono il futuro perchè non ci credono, anzi lo temono. Non lottano per chiedere libertà, perchè non ne sentono la necessità. Non hanno emozioni da vivere perchè non sanno leggere l'alfabeto dei sentimenti e nessuno datempo glielo insegna. Non si innamorano perche hanno paura dell'amore e delle sofferenze del cuore. Si annoiano perchè non hanno nulla da scoprire e niente da esplorare: tutto è lì a portata di mano. Non desiderano perchè i bisogni sono soddisfatti prima ancora di essere percepiti. La loro esistenza è tutta racchiusa nello slogan Life is now, dentro lo spazio del presente.

E' questa la differenza tra ieri e oggi. Il rischio tempo addietro nasceva dal desiderio di realizzare i sogni, di sfidare il tempo e cambiare l'ordine delle cose. C'era un passato da negare e un futuro da inventare. C'erano padri severi e autoritari da sconfiggere o negare, confini da oltrepassare, limiti da abolire. C'erano passioni, ideali per cui rischiare.  Chi poteva e sapeva farlo, combatteva sulle barriccate, rischiava per affermare le proprie convinzioni o i propri ideali. Chi non riusciva scivolava nel "viaggio" illusorio dei paradisi artificiali. Il rischio, uno dei tanti ma il più devastante,  era l'eroina, ovvero la fuga e l'annientamento. Oggi tra i rischi vi  è ancora la droga, ma questa si chiama cocaina, ovvero il potenziamento del presente, l'esaltazione del "riesco a vivere a mille".

Forse perchè bisogna sconfiggere la palude della noia quotidiana, provare sensazioni assopite, tentare di svegliare quelle passioni mai provate e temute, la cultura del rischio di oggi nasce dal bisogno di trovare visibilità, emergere dall'indifferenziato, bucare lo spazio. Andare oltre il imite però, sembra anche essere il risultato di una tragica mancanza di confini. Se i giovani "sballano" con le sostanze, con l'alcool, con quei comportamenti trasgressivi e devianti forse lo dobbiamo anche  a tutti quegli  adulti  che si sono dimenticati di lasciare sulla strada dei figli i cartelli indicatori e i segnali di quei "limiti di velocità" utili al viaggio.

Giuseppe  Maiolo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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