Un adolescente per diventare autonomo deve compiere una quantità di operazioni, deve superare un elevato numero di prove che riguardano soprattutto il rapporto con se stesso e con gli altri. Fare il padre, ovvero esercitare quelle funzioni importanti e insostituibili che fanno della paternità un mestiere difficilissimo, non è cosa da poco. L'obiettivo poi non è quello di essere un padre perfetto.
Questo significa esserci nella relazione con il proprio figlio e allo stesso tempo vuol dire sapere che si può sbagliare, anzi si sbaglia in contiunazione. Ma gli errori servono. Hanno la funzione di farci capire che il lavoro a cui siamo chiamati è irto di difficoltà e volta per volta dobbiamo interrogarci e capire che cosa sta avvenendo. Così possiamo correggere il tiro, riparare a i nostri errori. Insomma meglio essere un genitore passabile che un padre perfetto. Inoltre a sostegno di quanto dice chi ci scrive, posso dire che oggi ipadri sono decisamente diversi da quelli di 10/20 anni fa. Sono in genere più attenti, più sensibili ai bisogni affettivi dei figli. Sono premurosi, teneri, capaci di coinvolgersi sul piano emotivo. E questa è una grande conquista. Dire che il padre di oggi è assente dalla scena evolutiva del proprio figlio non è esatto. Certo non mancano le situazioni in cui i figli debbono arrangiarsi da soli non potendo contare su un padre che sostenga la loro crescita, che supporti i loro dubbi e quelle insicurezze travolgenti e tipiche di un'epoca difficile. Soprattutto durante l'adolescenza i figli, sia i maschi che le femmine, hanno bisogno di funzioni paterne e purtroppo con sempre più frequenza ritroviamo realtà in cui le figure paterne sono defilate, hanno abbandonato il campo. Penso ai tanti casi di separazioni e di divorzio in cui i padri sono lontani fisicamente. Oggi sappiamo bene che non basta un tempo breve ma di "qualità" per aiutare un figlio a crescere. E' un grosso alibi con il quale troppo a lungo abbiamo giustificato omissioni e assenze poiché non può esservi vera qualità senza una quantità significativa di interazioni. Ma vi sono pure tanti casi in cui i padri ci sono, sono presenti, partecipano alla vita dei propri figli, condividono il loro percorso e i loro problemi. Eppure sono mancanti. Mancanti di funzioni paterne. Sono quei padri timorosi e deboli, quei padri che disertano i loro compiti e li delegano alla madre. Certo una madre può assumersi anche questo carico e molto spesso lo fa. Alle volte con coraggio e con impegno occupa quello spazio vuoto del padre e lo sostituisce. Ma è proprio questo il punto. Oggi ci sono più madri, ovvero più genitori con funzioni materne. I padri mancanti di funzione sono quei padri che non prendono decisioni, che non pongono limiti, che non sanno contenere i figli nei loro bisogni. Sono padri che alle volte temono la loro paternità, che hanno paura di mettere "paletti" alle richieste dei loro figli, che cercano un rapporto amicale piuttosto che ritrovarsi a discutere o anche a scontrarsi. Di solito questi padri preferiscono il consenso ed evitano accuratamente ogni forma di dissenso. In questo modo il padre mancante di funzioni utilizza quasi unicamente il codice materno che soddisfa i bisogni ma trattiene. Viceversa, una delle funzioni più specifiche del padre è proprio quella di aiutare il figlio a separarsi, ad abbandonare il legame con la madre, con la famiglia e ad andarsene. E' allora che questo 'mammo' perde la partita e non aiuta i figli. Giuseppe Maiolo |