Negli ultimi decenni la famiglia ha subito tali e tante trasformazioni che oggi non è più assimilabile a quella di un tempo. Oggi la cosiddetta famiglia nucleare. composta dai genitori e da uno o due figli al massimo ha dinamiche relazionali particolari e totalmente diverse da quelle del passato. Tutto è più stretto. genitori e figli si trovano a vivere a più diretto contatto e hanno spazi non solo fisici ma anche mentali ridotti. I processi di investimento affettivo dei genitori sono concentrati su quei pochi figli. Le attenzioni e le identificazioni sono più intense e non si disperdono nè si condividono con il gruppo numeroso della famiglia di una volta. La rivalità tipica tra fratelli cioè quella particolare conflittualità che derivava dalla competizione tra i figli, si è andata riducendo ma è venuta a mancare anche quell’occasione preziosa di confronto e di crescita. Ora il figlio, spesso unico, ha come riferimento solo la coppia genitoriale e non più la parentela allargata.
Dalla famiglia legiferante o normativa si è passati alla famiglia affettiva e negoziale che è sintonizzata quasi esclusivamente sulla soddisfazione dei bisogni e delle pulsioni individuali dei suoi membri. Un tempo a dominare erano le regole e i divieti che non ammettevano discussioni, ora tutto si negozia, si contratta. Se nella struttura patriarcale la figura paterna esercitava tutta la sua autorità sui membri della famigliae sui figli, in quella nucleare, il padre risulta poco definito, distante, assente. Impegnato in attività extrafamilairi spesso è estraneo alle funzioni educative. La figura femminile invece risulta prevalente, ma appare insicura ed ansiosa forse perchè impegnata a farsi carico sia dei problemi domestici che di quelli professionali. In questo tipo di famiglia si sviluppa di solito una notevole competizione tra i sessi. Può essere più o meno dichiarata ma è sempre presente. I ruoli genitoriali non sono più così definiti ma sovrapposti e alle volte confusi. I figli così faticano non poco nel processo di identificazione soprattutto se si trovano di fronte a figure maschili poco delineate e autorevoli e modelli femminili dominanti. Gli adolescenti se non si scontrano più come un tempo con i loro genitori, manifestano comunque disagio e malessere con un aumento di insicurezza e di incertezza nel futuro. Consegnati al presente, come dice la ricerca Censis del 2002, essi vivono un vuoto di valori e l’assenza di figure guida autorevoli che siano in grado di trasmettere la memoria e il senso del passato. Oggi vi è un fenomeno nuovo costituito dalla famiglia lunga dove si rimane molto più tempo, dove i figli si “accampano” e non se ne vanno prima dei 25-30 anni e dove pertanto l’autonomia e l’indipendenza si raggiungono con ritardo e faticosamente. Ma è sempre più frequente anche a famiglia larga, ovvero quella particolare realtà in cui convivono insieme i figli del primo matrimonio con quelli nati da un’altra relazione. In questi contesti le funzioni genitoriali sono più complesse e intricate. Padri e madri se vogliono assicurare ai figli un riferimento stabile e sicuro devono cercare continue mediazioni e inventare nuove soluzioni per poter svolgere i loro compiti educativi. I figli, dal canto loro, devono fare i conti con “nuovi padri” e “nuove madri” e sono chiamati, non senza fatica, a rileggere i legami familiari e ridisegnare la mappa delle relazioni per poter raggiungere la propria autonomia. E questa è la realtà della famiglia del terzo millennio. E’ questo lo scenario su cui in ogni caso si dovrà giocare la grande sfida educativa dei prossimi anni.
Giuliana Franchini
|